Incontro: “Cibo sano e cibo ultraprocessato”

Imparare a leggere le etichette alimentari è lo strumento più efficace per fare una spesa consapevole, distinguendo un cibo sano da un alimento ultraprocessato.

I cibi ultraprocessati sono formulazioni di ingredienti, per lo più di uso esclusivamente industriale, che derivano da una serie di processi industriali. Si tratta di formulazioni, che contengono sia additivi sia ingredienti derivati da sostanze alimentari (grassi, amidi, zuccheri), originali o modificati in laboratorio. Quando si parla di cibo ultraprocessato, non si emette, quindi, un giudizio nè si esprime un’opinione generale: si adotta, invece, una classificazione scientifica, fondata su criteri oggettivi. In altre parole, non è una definizione qualitativa, come per esempio cibo spazzatura, mordi e fuggi, industriale, sintetico (o anche, al polo opposto, con aggettivi come genuino, gourmet, sano), bensì una precisa tassonomia, basata sul grado e sulla natura della trasformazione della materia prima alimentare ad opera dell’uomo. Si tratta di una classificazione piuttosto recente, che ha cambiato la percezione della comunità scientifica del nostro rapporto con il cibo. Ecco un elenco sommario di cibi ultraprocessati, tratto da un documento scientifico: “Bevande analcoliche gassate; snack confezionati, dolci, grassi o salati; caramelle e dolciumi; pani e panini confezionati, prodotti su larga scala, biscotti (cookies), prodotti da forno, torte e preparati per torte; margarina e altri spalmabili; “cereali” per la colazione dolcificati, yogurt alla frutta e “bevande energetiche”; piatti prepreparati a base di carne, formaggio, pasta e pizza; “nuggets” e “sticks” di pollo e pesce; salsicce, hamburger, hot dog e altri prodotti a base di carne ricostituita; zuppe, noodles e dessert “istantanei” in polvere e confezionati. E molti altri tipi di prodotto”.

Negli ultimi decenni, l’industria alimentare ha incrementato in modo esponenziale la produzione di cibi ultraprocessati, trasformando radicalmente le abitudini alimentari a livello globale. Prodotti come snack e dolci confezionati, bevande zuccherate e pasti pronti hanno progressivamente conquistato gli scaffali dei supermercati, fino a diventare una parte centrale dell’alimentazione quotidiana di milioni di persone in tutto il mondo. Eppure, molti studi scientifici hanno evidenziato una correlazione diretta tra l’assunzione regolare di questi alimenti e l’aumento del rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e, in generale, una riduzione dell’aspettativa di vita. Il problema principale risiede nella loro composizione: a differenza degli altri alimenti (non processati o minimamente processati), infatti, i cibi ultraprocessati sono ricchi di zuccheri aggiunti, grassi saturi, sale, aromi artificiali e additivi chimici.

Spesso, il packaging esterno utilizza colori verdi o scritte appariscenti come “naturale” o “fonte di fibre” per scopi di marketing, ma la verità su ciò che mangiamo si trova esclusivamente sul retro della confezione. Consumare, occasionalmente, un cibo ultraprocessato non danneggia irrimediabilmente la salute. Il problema sorge, invece, quando questi prodotti diventano la base quotidiana della nostra alimentazione, sostituendo i cibi freschi e naturali. L’obiettivo della lettura dell’etichetta non è generare ansia, bensì restituire il controllo e la consapevolezza su ciò che si mette nel carrello della spesa.

A cura di

Alessandra Borgo, Biologa Nutrizionista
Amalia Citterio, di “Una bottega di rione”

Quando

Domenica 27 Settembre 2026, dalle ore 10:30